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Mantenimento ridotto a ex moglie che non cerca lavoro PDF Stampa E-mail
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luned́ 24 settembre 2007
suprema_corte.jpgPer una donna poliglotta che vive a Roma sussistono elevate opportunità di lavoro
 

 

(Cassazione 20082/2004)
L'assegno di mantenimento può essere ridotto su richiesta di un coniuge quando l'altro non dimostri di essersi attivato a sufficienza per cercare un lavoro. La Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione, respingendo il ricorso di un marito che chiedeva una ulteriore riduzione dell'assegno - già ridotto in primo grado - in quanto la ex moglie risultava disoccupata, non ha mancato di sottolineare che il coniuge titolare del diritto all'assegno abbia comunque il dovere di attivarsi per cercare un lavoro, cosa non difficile per una donna che parli diverse lingue in una città come Roma, dove nel settore turistico "le opportunità sono molto elevate". (20 ottobre 2004)
 
Suprema Corte di Cassazione, Sezione Prima Civile, sentenza n.20082/2004

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE I CIVILE

SENTENZA

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Tribunale di Roma con decreto 29/3/1999 accolse in parte il ricorso di V. D. F. ex art. 710 c.p.c. [1], diretto alla revisione delle condizioni della separazione personale dalla moglie A. M. V., mercé esonero del suo obbligo di corrisponderle l’assegno di mantenimento di £ 1.500.000 mensili, concordato all’atto della separazione consensuale omologata il 13/3/1998, e ciò in quanto la stesa era stata assunta come cassiera alle dipendenze di una azienda, con lo stipendio netto mensile di £ 1.800.000, mentre egli doveva provvedere al mantenimento della figlia naturale nata dopo la separazione, disponendo, nel 1999, di un reddito di £ 4.000.000.

Stabilì il Tribunale che l’assegno fosse ridotto a £ 800.000 e quel provvedimento è stato confermato dalla Corte di Appello di Roma che, con decreto 7/3/2002, ha respinto sia il reclamo del V. che quello incidentale della A.

Proponeva ricorso V. D. con un motivo, illustrato da memoria; non ha svolto difese la intimata.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Denuncia il ricorrente la violazione e la falsa applicazione degli artt. 710 c.p.p. e 2697 c.c.; la omessa ed incongrua motivazione e l’omesso esame di punti decisivi.

Assume che contrariamente a quanto ritenuto dal decreto impugnato, dalla documentazione prodotta era risultato che l’A. nel 1998 aveva percepito un reddito netto di oltre £ 25 milioni e nel 1999 quello di oltre 33 milioni; redditi da lavoro stabile che le consentivano un tenore di vita superiore a quello di cui aveva goduto durante la convivenza coniugale; mentre egli aveva ritratto dalla sua attività lavorativa nel 1998 un reddito mensile di circa 4.600.000 e nel 1999 quello di £ 3.600.000, l’uno e l’altro inferiori a quanto affermato dal giudice del merito, che ulteriormente comprovava il miglioramento delle condizioni economiche della moglie dopo la separazione, considerato che prima il reddito del marito era servito ad entrambi i coniugi, non avendo essa svolto attività lavorativa.

Addebita inoltre il ricorrente al tribunale di aver accolto la tesi dell’A. di no aver nel 2001 lavorato, sulla base della sola sua affermazione, e ciò in quanto gli non aveva fornito elementi idonei a smentirla, sebbene invece avesse con dati significativi dimostrato il contrario di quanto sostenuto; e censura infine la decisione impugnata laddove, pur riconoscendo che la moglie fosse in condizioni di trovare facilmente lavoro, ha contraddittoriamente ritenuto il suo stato di disoccupazione.

Il ricorso non può essere accolto.

Quanto alla denunzia di violazione di legge, la doglianza è per un verso gratuita, nessun elemento avendo il ricorrente fornito alla dedotta inosservanza della norma processuale dell’art. 710, per altro verso infondata, per ciò che attiene al principio dell’onere della prova, giacché l’assunto che fosse carico della intimata la prova del suo stato di disoccupazione non ha alcun pregio, a fronte della circostanza che a chiedere la revisione delle clausole di separazione è stato il V., cui dunque incombeva l’onere di dimostrare il mutamento della situazione di fatto esistente alla data della separazione.

Vero è che la prova della variazione è stata offerta dal ricorrente, tant’è che i giudici di merito hanno positivamente apprezzato sia la circostanza della nascita della figlia naturale avvenuta dopo la separazione, sia quella che l’A. aveva svolto nel 1998 e nel 1999 attività lavorativa; ma tali elementi hanno giudicato congrui all’abbattimento del 50% circa dell’assegno di mantenimento e non anche alla liberazione assoluta del relativo obbligo.

Meno ancora merita di essere accolta la denunzia del vizio di motivazione, prospettata in termini di omissione o di incongruità e giustificata dal fatto che la corte territoriale ha valutato il reddito dei percipienti in misura diversa da quanto le risultanze processuali avevano indicato, minore essendo stato il suo e maggiore quello della moglie; e dal fatto che aveva accreditato la tesi di controparte, di essere rimasta disoccupata dopo il 1999, avendo inutilmente tentato un’esperienza lavorativa in Germania ed essendo ancora nel 2001 senza lavoro.

Quanto al primo profilo della censura, l’assunto che diverse siano le indicazioni emerse dagli elementi di prova è inammissibile in questa sede, implicando accertamenti e valutazioni di fatto inibiti nel giudizio di legittimità.

Quanto alla negata circostanza che la intimata sia rimasta nel tempo disoccupata, la deduzione appare invece inconferente, dal momento che il provvedimento impugnato, pur prendendo atto della dichiarazione della interessata di non lavorare e del fatto che il V. non aveva fornito elementi idonei a smentirla, ha considerato le di lei potenzialità di operare per la conoscenza corretta di molte lingue, nel settore turistico, in cui le opportunità sono elevate per chi vive a Roma; tant’è che ha confermato la riduzione dell’assegno decisa in primo grado e avversata dall’A., sebbene abbia ritenuto di non andare oltre quella misura, con una valutazione di merito, compiuta comparando le esigenze delle parti e la loro capacità economica, che sfugge al sindacato di legittimità, fondata come è la considerazione dell’A. in concreto attualmente risulta essere il coniuge economicamente più debole, a causa della precarietà di quelle occupazioni.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Roma, 7/7/2004.

Depositata in Cancelleria l'8 ottobre 2004.

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