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Femministe romantiche e sicure. Con loro la coppia dura di piu' PDF Stampa E-mail
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mercoledì 21 novembre 2007
femminismo.jpg

Le rivelazioni di due psicologhe della Rutgers University del New
Jersey
Femministe romantiche e sicure
Con loro la coppia dura di più
Giovani o adulte, hanno rapporti stabili e fanno meglio sesso

La questione non è politica. Magari è prepolitica. Più probabilmente, è
post-politica: essere consapevoli dei propri diritti rende
sindacalmente forti. Per cui si tratta alla pari; non si fanno concessioni dettate
dall’insicurezza; e si raggiungono accordi-compromessi che portano
vantaggi ad ambedue le controparti. Così va a finire che le femministe
dichiarate hanno relazioni più stabili e durature, fanno sesso più
soddisfacente (per ambo le parti), e si possono pure permettere di essere più
romantiche. Pare una buona notizia, alla fin fine. O meglio. Per molte,
specie in Italia, può essere una notizia spiazzante. Può venire da
pensare «allora non sono mica femminista»; perché si hanno storie
improbabili, perché il sesso non va granché, perché a fare le romantiche si
rischiano delusioni. Ma la ricerca da cui sono tratte queste conclusioni —
sorprendenti per il sentire comune, e anche se paragonate a indagini
simili — arriva dalla Rutgers University, New Jersey, Stati Uniti.

La nazione è pragmatica, la correttezza politica lì viene spesso presa
seriamente, anche nella vita personale. E così lì succede che due
ricercatrici, le psicologhe Laurie Rudman e Julie Phelan, interrogano 289
adulti e 242 studenti, elaborano i dati, producono risultati che
ribaltano parecchi pregiudizi. Insomma, che le femministe siano donne
impossibili, che odiano gli uomini, iper-rivendicative e quindi più impegnative
delle altre nelle relazioni (tipo Erica Jong, anche se lei è ri-sposata
felicemente da decenni). Invece, si diceva, si rivelano ottime metà di
solide e gradevoli partnership sociali. Rudman e Phelan hanno indagato
sulla «percezione del proprio femminismo» in maschi e femmine; sulla
«qualità delle loro relazioni personali»; sull’essere o meno d’accordo
sull’uguaglianza di genere (tradotto: se l’uomo pensa che le donne siano
sciacquette, se la donna si sente comunque inferiore, quella è
un’altra storia); sulla stabilità della relazione; sulla soddisfazione
sessuale. Morale, dicono le due, le coppie in cui lei è femminista e lui lo è
abbastanza (in genere senza esagerare, siamo realistici) sono le più
solide; quelle che fanno il sesso migliore (chi sa negoziare senza
insicurezze riesce a chiedere e ottenere le attività preferite, si sa), e
quelle che possono permettersi cenette a lume di candela per il gusto di
farle, non perché lei è isterica e va placata, non perché lui si sente
in colpa dopo una gita in motel con la collega del marketing.
«Femminismo e romanticismo vanno mano nella mano», è l’ottimistica conclusione.
Che sembra contraddire molte ricerche simili, ma a pensarci forse no.
Perché nei campus americani (non solo lì) la faccenda appassiona molto.
Non lontano da Rutgers, alla Columbia University, un gruppo di psicologi
ed economisti ha studiato i newyorkesi che fanno speed-dating, quegli
incontri per singoli dove si cambia continuamente posto e si parla con
vari uomini o donne per pochi minuti. Concludendo che molti uomini
«sono ancora prigionieri della camicia di forza degli stereotipi». Sono
intimoriti dalla donne assertive con carriera e buon reddito, valutano (ma
no) l’aspetto fisico più del resto. Mentre le donne apprezzano
intelligenza e ambizione più di un paio di occhioni blu. Il caporicerca, Ray
Fishman, ha detto sconsolato a Maureen Dowd del New York Times: «Noi
maschi abbiamo un ego fragile, cerchiamo un bel visino e ci sentiamo
minacciati da un cervello e un successo maggiore del nostro». Vero e banale,
forse troppo banale. Perché forse non si tiene conto di un’altra
enorme fragilità: quella delle donne intelligenti e ben riuscite che hanno
paura di intimorire gli uomini.

E quando sono con loro hanno un comportamento altalenante: un po’
femmina Alfa (tosta), un po’ femmina Beta (mite). Spaventando gli insicuri,
motivando i sadico-frustrati a cercare i punti deboli per massacrarle.
E magari è la confusione Alfa-Beta a far preferire le Beta e a
deprimere le Alfa nervose che pur di fidanzarsi o sposarsi si riducono a
tappetini per poi stufarsi o farsi lasciare. Magari le donne della ricerca
Rutgers sono non soddisfatte (come sono soddisfatti i loro partners che
vedono arrivare un altro buono stipendio a casa, dicono le ricercatrici)
solo perché si dicono femministe. Si dicono femministe senza imbarazzo
perché sono donne forti a tutto tondo. Beate loro.
http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_16/femministe_ricerca.shtml

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