|
mercoledì 28 novembre 2007 |
«Sempre connessi, sempre più stressati»
ROMA (27 novembre) - Il popolo dei sempre connessi oggi si scopre tecno stressato. Deficit di attenzione, calo della concentrazione e assenze "a singhiozzo". Ecco le principali conseguenze del tecnostress, una patologia americana che oggi insidia la salute dei lavoratori del Belpaese. A dare un quadro della situazione è il primo libro italiano su «Tecnostress in azienda: Mobil Work Life Management e rischio d'impresa», scritto da Enzo Di Frenna, presidente di Netdipendenza onlus, associazione no profit per la prevenzione delle videodipendenze e sindromi correlate. Su un campione di 224 operatori Ict, intervistati durante Roma Caput Media, svoltosi nella capitale a fine settembre, «circa l'80% è risultato tecnostressato: si sente soverchiato dall'overdose di tecnologia. Si tratta di persone che usano internet, pc o video dalle 9 alle 12 ore al giorno». Non solo, poco meno dell'80% ritiene il problema in crescita in futuro.
Ma cos'è il tecnostress? «Il termine è stato coniato dallo psicologo americano Craig Broad, autore del libro "Technostress: the uman cost of computer revolution" (Tecnostress: il costo umano della rivoluzione dei computer, edito nel 1984 da Addison Wesley). Era la prima volta che si affrontava il tema dello stress legato all'uso di tecnologie e dell'impatto sul piano psicologico. Secondo Broad si tratta di un disturbo causato dall'incapacità di gestire le moderne tecnologie informatiche».
Raccomanda questo articolo... |