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Napoli, abortisce e trova la polizia ad aspettarla |
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mercoledì 13 febbraio 2008 |
Napoli, abortisce e trova la polizia ad aspettarla
Turco: «Clima di tensione inaccettabile»
ROMA (12 febbraio) - Una denuncia anonima fa scattare i controlli al policlinico Federico II di Napoli per un'interruzione di gravidanza praticata nel secondo trimestre. Sequestrata la cartella clinica, interrogata la donna (che al termine dell'intervento ha trovato gli agenzi in stanza ad aspettarla) e le pazienti che erano in camera con lei oltre ai medici. Interviene il ministro Livia Turco: clima di tensione inaccettabile.
I controlli. Polizia in azione, ieri pomeriggio a Napoli, per indagare sulla regolarità di un aborto eseguito nella clinica ostetrica del policlinico dell'università Federico II: gli agenti hanno acquisito la cartella clinica della paziente, S.S., 39 anni, ascoltando subito dopo l'intervento l'interessata, un'altra degente, più alcuni medici e infermieri. È stato anche sequestrato il feto, del peso di 460 grammi. Il responsabile del servizio Ivg dell'ospedale ha spiegato che l'aborto è stato eseguito nei termini di legge, nel secondo trimestre di gravidanza, su un feto che presentava gravi malformazioni. Gli stessi medici hanno riferito che l'intervento della polizia sarebbe stata la conseguenza di una denuncia anonima, secondo la quale la paziente avrebbe eseguito un aborto fuori legge per disfarsi del neonato.
Il racconto di S.S. La donna ha parlato di decisione difficile, sofferta. «Mi è stato chiesto se per abortire avevo pagato - spiega S. S. - ed ho spiegato che non era stato così. I risultati dell'amniocentesi, ritirata lo scorso 31 gennaio, avevano accertato che il feto soffriva della sindrome di Klineferter, un'anomalia cromosomica. Ero alla ventesima settimana, inizio della ventunesima». S. S. era stata ricoverata venerdì 8 febbraio. «Nonostante 5 candelette di prostaglandina venerdì non c'è stata alcuna espulsione del feto - spiega il dottor Francesco Leone, responsabile del servizio Ivg -. Abbiamo ripreso la stimolazione lunedì mattina, ed alle 12 il feto era già morto. La paziente è scesa in sala parto verso le 18 e quando è risalita intorno alle 20 ha trovato gli agenti ad aspettarla». L'inchiesta è stata affidata al sostituto procuratore Vittorio Russo che ha disposto i primi accertamenti eseguiti in ospedale dagli investigatori.
Avviata un'indagine all'interno del policlinico Dopo l'intervento della polizia un'indagine conoscitiva interna è stata avviata dal direttore generale del Policlinico della Federico II, Giovanni Canfora. Il primario del reparto e direttore del dipartimento di Ostetricia, professor Carmine Nappi, ha consegnato stamattina alla direzione una relazione sulle modalità di svolgimento dell' aborto. «Si è trattato di un aborto praticato nel secondo trimestre, alla ventunesima settimana di gravidanza, che è previsto dall' articolo 6 della legge 194/78, eseguito con un'iniezione di prostaglandine», ha detto Nappi. «Il feto presentava un'alterazione cromosomica. Se la gravidanza fosse stata portata a termine ci sarebbe stato il 40% di possibilità di un deficit mentale. La donna ha presentato un certificato psichiatrico della stessa struttura universitaria sul rischio di “grave danno alla salute psichica”, che ha autorizzato l'intervento».
«Ci tengo a precisare che sono un obiettore di coscienza - aggiunge il professore - e che nel nostro reparto siamo rigorosi nel rispetto della normativa. Quanto alla 194, da studioso dico che andrebbe rivista perché è vecchia di 30 anni, soprattutto nella parte relativa alla definizione delle malformazioni fetali e della rianimazione del feto».
La denuncia dell'Udi L'Udi (Unione delle donne in Italia) ha preso posizione sulla vicenda, e denunciando «il clima che sta montando contro le donne, nel nostro paese e nel caso specifico in Campania, che genera procedure ai limiti della legittimità, ma soprattutto contrarie ad ogni buon senso».
Turco: clima di tensione inaccettabile L'episodio di Napoli «rispecchia un clima di tensione inaccettabile». Lo ha affermato il ministro della salute Livia Turco. «Siamo arrivati al punto - ha commentato - di fare ed usare denunce anonime, con il risultato di porre sul banco degli accusati una donna che aveva appena effettuato un'interruzione di gravidanza nell'ambito della legge 194 in un ospedale pubblico e i sanitari che l'hanno assistita».
Tratto da Il Messaggero
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