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Se a subire e' sempre il padre separato PDF Stampa E-mail
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giovedě 21 febbraio 2008
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Se a subire è sempre il padre separato


di Fabrizio Graffione

La tecnica è quasi sempre uguale. Denunciare prima della separazione il

marito per percosse e minacce, anche se non sono vere. Scrivere

qualche sms alle amichette con finte richieste di aiuto. Mettersi d'accordo

con loro per le testimonianze in tribunale. Addirittura quelle più

determinate arrivano ai casi di autolesionismo per provare le violenze

subite in casa. Poi basta un avvocato senza tanti scrupoli e desideroso di

riempirsi il portafoglio e il gioco è fatto. I giudici non vanno tanto

per il sottile e nella maggioranza dei casi danno ragione alle donne.

Salvo poi ricredersi ma dopo anni e lunghe battaglie a colpi di carte

bollate. Il marito e padre, quindi, viene sbattuto via da casa, anche se è

di sua proprietà, e viene costretto a versare gli alimenti che oggi

partono da un minimo di 400 euro al mese anche se lei lavora e guadagna

più di lui. Spesso cornuti, quasi sempre mazziati. Sono molte le storie

denunciate ieri al convegno dove Alessio Saso (ospite il consigliere

comunale Giuseppe Murolo) ha presentato un disegno di legge regionale a

sostegno dei padri separati. L’incontro è stato moderato dal

caporedattore del Giornale Massimiliano Lussana. In Liguria la maggiore parte sono

quarantenni, benestanti, con una dignitosa professione, un figlio e il

mutuo della casa da pagare. Il numero delle separazioni sono in

aumento, mentre il numero dei divorzi ha subìto una leggera flessione.

«La mia storia - dice Mauro Rossello dell'associazione savonese - è una

delle poche andate a lieto fine. Con mia moglie ci siamo separati

consensualmente e abbiamo ottenuto l'affidamento congiunto. La nostra bimba

ha capito. Tuttavia a Savona i giudici non applicano per niente

l'affidamento condiviso. È una situazione che non va bene. Così come per la

maggiore parte dei nostri associati. Un caso per tutti. Lui architetto

di Finale Ligure. Lei avvocato di 41 anni. Lui torna a casa e trova una

ditta di trasloco. La moglie senza dargli spiegazioni gli dice vattene

via. Lui non reagisce. Scopre poi una serie di tradimenti. E si vede

arrivare, poco prima della richiesta di separazione, una denuncia per

percosse. Adesso lui è costretto a pagare gli alimenti e non può vedere il

figlio. Assurdo e tutto con il beneplacito dei giudici».

«Ho 42 anni - racconta Paolo, dipendente pubblico, residente a Quarto -

mi sono sposato a 30 anni dopo un paio di anni di fidanzamento.

Abbiamo avuto un bambino dopo un anno e ci siamo separati dopo 7 anni. Lei

aveva una relazione con un collega in ufficio, pure lui sposato, che ho

scoperto controllando sms e telefonate a ore tarde e il sabato e la

domenica quando non si potevano vedere. Lei mi ha denunciato per percosse.

Ha inviato sms alle amiche con finte richieste di aiuto. Si è messa

d'accordo con loro per testimoniare il falso in tribunale. I giudici non

ci hanno pensato un attimo. Sono stato costretto a lasciare casa mia e a

versare 400 euro a lei con un mutuo per la casa di 500 euro nonostante

lei guadagnasse più di me, 1300 euro contro i miei 1100. Sopravvivo

chiedendo prestiti agli amici e abitando con i miei genitori. Dopo alcuni

anni sono riuscito a ottenere di vedere mio figlio e sta venendo a

galla la verità sulle bugie della mia ex moglie, ma ho dovuto soffrire e

lottare. Tutto con l'assenso dei giudici. Non è giusto. Nessuno delle

istituzioni mi ha mai dato una mano. Anzi, esattamente il contrario».

Tratto da Il Giornale.it

(Clicca qui per leggere l'articolo sul sito d'origine)


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