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Home News fino agosto 2009 Se a subire e' sempre il padre separato
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Se a subire e' sempre il padre separato |
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giovedě 21 febbraio 2008 |
Se a subire è sempre il padre separato
di Fabrizio Graffione
La tecnica è quasi sempre uguale. Denunciare prima della separazione il
marito per percosse e minacce, anche se non sono vere. Scrivere
qualche sms alle amichette con finte richieste di aiuto. Mettersi d'accordo
con loro per le testimonianze in tribunale. Addirittura quelle più
determinate arrivano ai casi di autolesionismo per provare le violenze
subite in casa. Poi basta un avvocato senza tanti scrupoli e desideroso di
riempirsi il portafoglio e il gioco è fatto. I giudici non vanno tanto
per il sottile e nella maggioranza dei casi danno ragione alle donne.
Salvo poi ricredersi ma dopo anni e lunghe battaglie a colpi di carte
bollate. Il marito e padre, quindi, viene sbattuto via da casa, anche se è
di sua proprietà, e viene costretto a versare gli alimenti che oggi
partono da un minimo di 400 euro al mese anche se lei lavora e guadagna
più di lui. Spesso cornuti, quasi sempre mazziati. Sono molte le storie
denunciate ieri al convegno dove Alessio Saso (ospite il consigliere
comunale Giuseppe Murolo) ha presentato un disegno di legge regionale a
sostegno dei padri separati. L’incontro è stato moderato dal
caporedattore del Giornale Massimiliano Lussana. In Liguria la maggiore parte sono
quarantenni, benestanti, con una dignitosa professione, un figlio e il
mutuo della casa da pagare. Il numero delle separazioni sono in
aumento, mentre il numero dei divorzi ha subìto una leggera flessione.
«La mia storia - dice Mauro Rossello dell'associazione savonese - è una
delle poche andate a lieto fine. Con mia moglie ci siamo separati
consensualmente e abbiamo ottenuto l'affidamento congiunto. La nostra bimba
ha capito. Tuttavia a Savona i giudici non applicano per niente
l'affidamento condiviso. È una situazione che non va bene. Così come per la
maggiore parte dei nostri associati. Un caso per tutti. Lui architetto
di Finale Ligure. Lei avvocato di 41 anni. Lui torna a casa e trova una
ditta di trasloco. La moglie senza dargli spiegazioni gli dice vattene
via. Lui non reagisce. Scopre poi una serie di tradimenti. E si vede
arrivare, poco prima della richiesta di separazione, una denuncia per
percosse. Adesso lui è costretto a pagare gli alimenti e non può vedere il
figlio. Assurdo e tutto con il beneplacito dei giudici».
«Ho 42 anni - racconta Paolo, dipendente pubblico, residente a Quarto -
mi sono sposato a 30 anni dopo un paio di anni di fidanzamento.
Abbiamo avuto un bambino dopo un anno e ci siamo separati dopo 7 anni. Lei
aveva una relazione con un collega in ufficio, pure lui sposato, che ho
scoperto controllando sms e telefonate a ore tarde e il sabato e la
domenica quando non si potevano vedere. Lei mi ha denunciato per percosse.
Ha inviato sms alle amiche con finte richieste di aiuto. Si è messa
d'accordo con loro per testimoniare il falso in tribunale. I giudici non
ci hanno pensato un attimo. Sono stato costretto a lasciare casa mia e a
versare 400 euro a lei con un mutuo per la casa di 500 euro nonostante
lei guadagnasse più di me, 1300 euro contro i miei 1100. Sopravvivo
chiedendo prestiti agli amici e abitando con i miei genitori. Dopo alcuni
anni sono riuscito a ottenere di vedere mio figlio e sta venendo a
galla la verità sulle bugie della mia ex moglie, ma ho dovuto soffrire e
lottare. Tutto con l'assenso dei giudici. Non è giusto. Nessuno delle
istituzioni mi ha mai dato una mano. Anzi, esattamente il contrario».
Tratto da Il Giornale.it
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